Pubblicato da: valeriobarrale | 15 marzo 2010

PALERMO: da oggi partono le targhe alterne!

Pubblicato da: valeriobarrale | 13 marzo 2010

Foto-riflessione del giorno…(2)

Il pasto degli affamati nel “Gonarezhou National Park” in Zimbabwe, un elefante morto da alcune ore…

“…è un mondo giusto quello in cui ancora oggi milioni di uomini muoiono di fame?…” Valerio

Pubblicato da: valeriobarrale | 12 marzo 2010

Tutto pronto per i Misilmeri Oscar

Tutto è pronto per l’attesissima notte degli oscar, l’appuntamento è  per Venerdì 12 alle ore 20:30 al Cinema King, dove avrà luogo la serata finale della seconda edizione dei “Misilmeri Oscar”, evento organizzato dall’associazione Misilmeri è viv@, e patrocinato dalla Provincia di Palermo, dall’Assemblea Regionale Siciliana e dal Senato della Repubblica..

La manifestazione pensata per mettere in luce le eccellenze Misilmeresi nei più svariati campi della vita sociale, sportiva, artistica e culturale, vedrà i Misilmeresi protagonisti; non solo con le premiazioni ma soprattutto con le esibizioni dei gruppi musicali, dei poeti, dei ballerini e delle stiliste e degli artisti in gara.

Confermatissimo il presentatore Massimo Minutella, ospiti della serata, tra gli altri: il Presidente della Provincia Giovanni Avanti, l’Onorevole Toto Cordaro, una delegazione del Senato della Repubblica, il comico Giovanni Cangialosi, il discografico Alfredo Lo Faro, i giornalisti Pino Maniaci e Luigi Tripisciano, il maestro ceramista Nino Parrucca (autore dei premi)  una delegazione del Palermo Calcio (forse anche qualche calciatore) e l’ex allenatore Ignazio Arcoleo. Al cinema sarà presente anche una postazione radio-televisiva gestita dagli amici di Pixelradio e Tse, inoltre sarà possibile vincere ricchi premi, messi in palio per l’occasione, dal partner ufficiale dell’evento, Banca Mediolanum ..

Questo è solo l’antipasto… amici Misilmeresi preparatevi ad una grande festa tutta Misilmerese, quella vera, quella viv@!

L’ingresso sarà gratuito!!!

Associazione Misilmeri è Viv@

Pubblicato da: valeriobarrale | 11 marzo 2010

Foto-riflessione del giorno…

Ore 7:00 del mattino, Yadhu di 4 anni, intento a realizzare i mattoni utilizzando delle apposite forme. Nepal, 2008

“…non diamo mai per scontati certi diritti e soprattutto pensiamo che per molti nostri fratelli rappresentano soltanto un sogno…”. Valerio
Pubblicato da: valeriobarrale | 10 marzo 2010

Se 500 cristiani macellati non fanno notizia – di Antonio Socci

Mi permetto di pubblicare un articolo del giornalista Antonio Socci sulle persecuzioni dei Cristiani nel mondo. Se ne parla veramente poco e ogni piccolo mezzo d’informazione può diventare molto utile. Leggetelo…

Sui mass media la censura delle persecuzioni contro i cristiani continua in modi nuovi. E non parlo solo delle persecuzioni dei regimi comunisti o di quelli islamici.

Nei giorni scorsi, per esempio, in India, quindi in uno dei pochi stati democratici dell’Asia, sono stati arrestati centinaia di cristiani e addirittura tre vescovi cattolici, rei di aver promosso una marcia pacifica di 800 chilometri per sensibilizzare le autorità contro le discriminazioni ai danni dai “dalit” cristiani.

I “dalit”, cosiddetti “fuori casta” o “intoccabili”, sono quei 300 milioni di indiani che in base alla teologia induista da secoli sono considerati nulla e non hanno diritti. 

Ebbene, i dalit convertiti al cristianesimo sono ancora più diseredati e discriminati degli altri, proprio perché cristiani. Alla pacifica richiesta di giustizia e uguaglianza da parte della Chiesa le autorità rispondono col pugno di ferro.

Questa vicenda però non buca le pagine delle cronache. Bisogna che scorra sangue cristiano – come l’anno scorso, proprio in India, nello stato dell’Orissa, con i feroci pogrom di fondamentalisti indù contro i cristiani – perché i perseguitati cristiani possano essere un po’ considerati dai nostri mass media.

Ma anche in questo caso c’è modo e modo. Ieri, per esempio, dalla Nigeria è arrivata la notizia di 300 cristiani (perlopiù donne e bambini) ammazzati da islamici a colpi di machete nel villaggio di Dogo Nahawee (poi si è appreso che le vittime sono almeno 500).

Su alcuni giornali – compreso il Corriere della sera – la notizia del massacro è stata data per quello che è, in quanto da qualche anno si è cominciato ad aprire gli occhi: ricordo che quando, dieci anni fa, pubblicai il mio libro-denuncia sul martirio in corso dei cristiani (“I nuovi perseguitati”, edizioni Piemme), molti colleghi, anche autorevoli direttori (ricordo  in particolare Paolo Mieli), mi confessarono il loro stupore per un fenomeno che neanche avevano mai immaginato.

Ma c’è chi continua a disinteressarsene e privilegia la propria ostilità pregiudiziale. Così l’Unità ieri ha dedicato al massacro Doko Nahawee una breve e remota notiziola presentandola con questo titolo: “Nigeria. Oltre 100 morti in disordini tra musulmani e cristiani”.

Una mattanza di cristiani, perpetrata a freddo, diventa un generico “disordine” dove non sembrano esserci né vittime né carnefici.

In questo modo ovviamente non si comprende nulla nemmeno del quadro geopolitico generale, dove un vasto tentativo di islamizzazione dell’Africa da parte dei Paesi arabi trova spesso un sorprendente alleato nella Cina interessata al petrolio. Connubio evidente in Sudan.

Ma anche il genocidio del Sudan, dove il regime islamista del Nord per venti anni ha massacrato le popolazioni cristiane e animiste del Sud per imporre la sharia, facendo circa due milioni di vittime, può essere rappresentato come un generico scontro fra cristiani e musulmani, in quanto i cristiani col tempo hanno organizzato una loro resistenza al genocidio.

E in effetti talora si è rappresentata la situazione sudanese così, come un’interminabile serie di scontri fra musulmani e cristiani.

In realtà, per capire cos’è il Sudan basti riportare una dichiarazione di Peter Hammond, direttore di Frontline Fellowship, intervistato da WorldNetDaily (27.5.2001): “Qualche tempo fa, la Corte Suprema sudanese ha stabilito che la crocifissione degli apostati, cioè di persone che erano musulmane praticanti e che si sono convertite al cristianesimo, è costituzionale. E questo (sudanese) è lo Stato che ha rimpiazzato quello statunitense nella Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite”

Ma – per tornare alla Nigeria – ieri c’è pure chi ha fatto peggio dell’Unità. La Repubblica, addirittura in prima pagina, ha titolato alla maniera dell’Unità, confondendo vittime e carnefici: “Nigeria, massacro infinito tra cristiani e musulmani”.

Poi l’articolo di Guido Rampoldi, che stava sotto, ha superato l’Unità, perché non si è limitato a scolorire il macello del giorno, contro i cristiani, in una indefinita sequela di disordini e di scontri. Ha fatto molto di più. Ha realizzato un reportage dove si rappresentano i cristiani (soprattutto loro) nella parte dei feroci carnefici.

E com’è possibile, visto che le 300 vittime di Dogo Nahawee sono cristiane? Semplice. Rampoldi non fa un reportage da lì, dov’è la notizia del giorno, ma da Kuru Karama, dove due mesi fa vi è stato un assalto di cristiani con vittime musulmane.

Ora, che la Nigeria sia un paese diviso a metà fra cristiani e musulmani e che molti cristiani abbiano cominciato a rispondere alla violenza con la violenza, è purtroppo vero. E le violenze sono tutte egualmente da condannare: i vescovi cattolici infatti non si stancano di implorare i fedeli di non rispondere agli attacchi con le armi.

Ma la scelta di Repubblica è davvero singolare, perché il fatto del giorno, secondo le più elementari leggi del giornalismo, è l’eccidio di cristiani avvenuto a Doko Nahawee.

E fa una certa impressione che il reportage di Rampoldi liquidi il massacro, ancora caldo, di trecento o “forse cinquecento” cristiani in tre righe tre, rappresentando poi per tutta la pagina i cristiani come sanguinari sterminatori.

In genere sui mass media quello che si vuole evitare di vedere e di riferire è che in tutti i paesi islamici i cristiani e le altre religioni sono discriminate e perseguitate, mentre da nessuna parte i cristiani perseguitano i musulmani.

Dove sta il problema? Nell’establishment intellettuale dell’Occidente che pretende di vedere i cristiani sempre sul banco degli accusati e che non sopporta di riconoscerli come vittime.

E’ il pregiudizio anticristiano – soprattutto anticattolico – che ha impedito finora di accorgersi di una clamorosa e dolorosa verità: che, cioè, i cristiani (e specialmente i cattolici), negli ultimi 50 anni, sono stati e sono il gruppo umano più discriminato del pianeta, perché sono perseguitati sotto tutti i regimi e a tutte le latitudini, mentre loro non perseguitano alcuna religione o ideologia, ma, anzi, con un esercito pacifico di missionari e opere di carità, aiutano tutti i sofferenti e i diseredati, dovunque, di qualsiasi credo o idea o etnia, senza nulla chiedere in cambio.

Solo per amore. Chi altro predica e testimonia l’amore e l’amore anche per i nemici?

Uno dei pochi coraggiosi intellettuali a denunciare questa assurda situazione dei cristiani è stato lo scrittore ebreo-americano Michael Horowitz in un suo memorabile scritto nel libro di Paul Marshall e Lela Gilbert, Their Blood cries out (Dallas 1997).

Horowitz afferma che per governi e mass media l’idea che i Cristiani siano oggi delle vittime “semplicemente non è concepibile. Armati della conoscenza dei peccati commessi nel nome della Cristianità e orrendamente inconsapevoli del ruolo fondamentale della Cristianità nella storia dell’Occidente, le élite dei giorni nostri sono indotte a pensare ai Cristiani come coloro che perseguitano, non come le vittime”.

Così “un’élite intellettuale che nei suoi interventi ha avuto a cuore i Buddisti del Tibet, gli Ebrei della passata Unione Sovietica e i Musulmani di Bosnia, trova facile respingere l’idea che i Cristiani possano essere egualmente vittime”.

E quando nella cronaca tracima il loro sangue, si può sempre parlar d’altro o confondere le acque. Perché in fondo nemmeno i cattolici conoscono veramente le dimensioni della persecuzione alla Chiesa. E difficilmente si attivano per aiutare i propri perseguitati.

Alla fine però resta sempre in sospeso un  inquietante interrogativo: perché, nel mondo, tanto odio contro i cristiani?

E perché, in Italia, la Sinistra giornalistica e politica è così acrimoniosa contro la Chiesa e ostile ai cattolici, se poi pretende di avere il loro consenso e il loro voto?

 Antonio Socci

Da Libero, 9 marzo 2010

I siciliani devono sapere qual è il contenuto della legge sul “piano casa” che domani, dopo un mese di litigi interni alla maggioranza di governo composta da PD-MPA-PDL Sicilia, dovrebbe essere approvata in Assemblea Regionale Siciliana.
E’ un piano casa inapplicabile e per certi versi inutile oltre che lontano mille miglia dall’obiettivo che un vero Piano Casa dovrebbe prefiggersi: questo disegno di legge non tiene minimamente in considerazione le esigenze abitative delle giovani coppie che non hanno casa.
Noi intendiamo il “Piano casa” come uno strumento che possa essere veramente da motore non solo all’edilizia, ma anche e soprattutto all’intera economia siciliana. Invece, quello che ne è venuto fuori non è altro che un condono edilizio ‘anticipato’. Infine, riteniamo sarebbe stato più proficuo prevedere agevolazioni per interventi di demolizione e ricostruzione, senza prendere in considerazione alcun discorso di ampliamento.
Attendiamo l’approvazione finale di questo disegno di legge per fare le ultime considerazioni. Di certo c’è che il primo atto di questa grande sceneggiata alla Siciliana si è ormai consumato, alla faccia delle riforme!

VALERIO BARRALE
Coordinatore regionale Giovani UDC Sicilia

SEBY BANDIERA
Responsabile Regionale Infrastrutture, Trasporti e Casa

La violenza nei confronti delle donne assume varie forme. Essa comprende: la violenza domestica, gli stupri, il traffico di donne e bambine, l’induzione alla prostituzione e la violenza perpetrata in occasione dei conflitti armati, quali omicidi, stupri sistematici, schiavitù sessuale e maternità forzate. In questo genere di violenza rientrano inoltre i delitti d’onore, la violenza collegata alla dote, gli infanticidi femminili e la selezione prenatale del sesso a favore dei bambini di sesso maschile, le mutilazioni dell’apparato genitale femminile, e altre pratiche e tradizioni dannose.La Dichiarazione sull’eliminazione della Violenza nei confronti delle Donne, adottata nel 1993 dall’Assemblea Generale, testimonia il riconoscimento e la comprensione internazionale del fatto che la violenza contro le donne costituisce una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione nei confronti delle donne.

La Piattaforma per l’Azione, adottata dalla Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne svolta a Pechino nel 1995, identifica la violenza nei confronti delle donne come una delle 12 aree di crisi che necessitano una particolare attenzione da parte dei governi, della comunità internazionale e della società civile.

Nel corso della sua quarantaduesima sessione nel 1998, la Commissione delle Nazioni Unite sulla Condizione delle Donne ha proposto che vengano assunte ulteriori azioni e iniziative da parte degli stati membri e della comunità internazionale per porre fine ala violenza contro le donne, compresa l’inclusione di una prospettiva sessuale in tutte le politiche e i programmi più importanti. Fra le conclusioni finali della sessione erano comprese delle misure per appoggiare l’operato delle organizzazioni non governative, volte a combattere tutte le forme di traffico di donne e bambine, promuovere e proteggere i diritti dei lavoratori immigrati, specialmente donne e bambini, e incoraggiare la ricerca coordinata sulla violenza contro le donne.

Le risposte da parte della comunità internazionale
A partire dalla Conferenza di Pechino di cinque anni orsono, sono state assunte delle importanti iniziative a livello internazionale per eliminare la violenza nei confronti delle donne:

  •  Un Protocollo Opzionale alla Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione nei confronti delle Donne, adottato dall’Assemblea Generale ONU il 6 Ottobre 1999, riconosce alle donne il diritto di chiedere riparazioni per le violazioni dei loro diritti umani, compresa la violenza a carattere sessuale.
  • L’Assemblea Generale, nel 1997 ha adottato le Strategie Modello e le Misure Pratiche per l’Eliminazione della Violenza nei Confronti delle Donne nel Campo della Prevenzione del Crimine e della Giustizia Penale.
  • Lo Statuto della Corte Penale Internazionale, adottato nel Giugno 1998, prende esplicitamente in considerazione i crimini a base sessuale, così come è stato fatto dai Tribunali Penali per la ex Iugoslavia e il Ruanda.
  • Una bozza di protocollo per un nuovo trattato — la proposta di Convenzione delle Nazioni Unite contro il Crimine Transnazionale Organizzato — si concentra sul traffico di esseri umani, specialmente donne e bambini.

 La violenza domestica

 La violenza domestica, specialmente il maltrattamento delle mogli, è forse la forma di violenza nei confronti delle donne maggiormente diffusa. Nelle nazioni nelle quali sono disponibili studi affidabili condotti su vasta scala sulla violenza sessuale, oltre il 20 per cento delle donne riferisce di aver subito degli abusi da parte degli uomini con i quali vivono.
Stupri e violenze domestiche portano alla perdita di un maggior numero di anni di vita sana, fra le donne di età compresa fra i 15 e i 44 anni di vita, che non il cancro al seno o alla cervice dell’utero, impedimenti lavorativi, guerra o incidenti automobilistici, secondo quanto rivela il Rapporto sullo Sviluppo Mondiale presentato nel 1993 dalla Banca Mondiale.
In risposta alla Piattaforma per l’Azione di Pechino, gli stati membri dell’ONU e la comunità internazionale hanno cercato dei modi per affrontare in maniera più efficace la violenza domestica:

  •  Numerosi stati hanno adottato una legislazione che riconosce che la violenza esercitata dal marito nei confronti della moglie dev’essere trattata alla stessa stregue di quella praticata da un estraneo. In Svezia, simili comportamenti vengono considerati delle gravi violazioni dell’integrità femminile e vengono puniti con delle sanzioni più severe rispetto al caso in cui lo stesso atto sia diretto contro uno sconosciuto.
  • L’Austria, la Bielorussia, il Bhutan, l’Ungheria, il Messico, il Portogallo e le Seychelles hanno, per la prima volta, reso un reato penale la violenza sessuale compiuta dai mariti contro le proprie mogli.
  • Nello Sri Lanka il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) ha lavorato in stretta collaborazione con le autorità e le organizzazioni non governative, per prevenire la violenza domestica mediante l’educazione pubblica, impiegando a tale scopo i media e seminari tesi a sensibilizzare verso il problema i funzionari del sistema giudiziario e le forze di polizia.
  • Bielorussia, Polonia, Russia e Zimbabwe sono fra gli stati che hanno cercato di introdurre servizi per aiutare le vittime della violenza domestica quali rifugi e linee telefoniche speciali.
  • Altri stati, tra cui l’Algeria e il Brunei Darussalam, hanno introdotto unità per la violenza domestica all’interno dei propri dipartimenti di polizia.
  • L’Islanda ha lanciato un progetto sperimentale della durata di due anni rivolto ai maschi violenti chiamato “Uomini di responsabilità”. Il progetto viene sottoposto a controlli quotidiani da parte della Croce Rossa islandese e sarà valutato allo scadere del biennio.

Il traffico delle donne

Si stima che il traffico di donne e bambine, molto spesso per uno sfruttamento commerciale del sesso, produca un fatturato annuale che, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (OIM), arriva fino a 8 miliardi di dollari. Gli enormi profitti che i responsabili traggono da queste attività, sempre più spesso legate al crimine organizzato, hanno trasformato questo commercio in una minaccia globale rapidamente crescente.

 Le donne e le ragazze povere sono fra i principali bersagli dei trafficanti a causa della loro marginalizzazione e delle limitate risorse economiche a loro disposizione. Alcune di esse partecipano volontariamente al traffico a causa della promessa di guadagni più elevati e della possibilità di scappare dalla povertà. Altre vengono invece costrette con la forza, gran parte a prostituirsi contro la propria volontà. Per combattere questo fenomeno:

  •  Le Filippine hanno lanciato un’iniziativa in cooperazione con la società civile e altri governi, che prevede formazione e sviluppo di procedure per le agenzie che sono in prima linea nel combattere il traffico di donne e bambini.
  • La Polizia lituana ha creato una Divisione per Combattere il Traffico all’interno del Dipartimento di Polizia come parte delle sue attività di indagine sul crimine organizzato.
  • La Cina ha introdotto degli emendamenti al suo codice penale relativamente al rapimento di donne e bambine e all’induzione alla prostituzione.
  • Al fine di fermare il traffico nelle aree di confine, il Myanmar ha creato otto centri professionali riservati a donne e ragazze.
  • I Paesi Bassi hanno nominato un relatore nazionale il cui compito sarà di offrire una visione d’insieme di vasta portata dei dati relativi al traffico di donne e sui metodi per la prevenzione.
  • L’Albania e la Federazione Russa hanno lanciato delle campagne di educazione dirette alle potenziali vittime.

Le mutilazioni dell’apparato genitale femminile Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA), si stima che tra 85 e 114 milioni tra donne e ragazze , gran parte delle quali vivono in Africa, nel Medio Oriente e in Asia, siano state sottoposte a mutilazioni dell’apparato genitale (female genital mutilation — FGM).

 La pratica della FGM, o “circoncisione femminile”, si riferisce alla rimozione integrale o parziale del clitoride e di altri organi dell’area genitale. La sua forma estrema, l’infibulazione, prevede la rimozione del clitoride e di entrambe le labbra che vengono poi cucite con la vulva, lasciando solo una piccola apertura per consentire il passaggio delle urine e del flusso mestruale.

 Questa mutilazione delle ragazze ha importanti conseguenze sia a breve che a lungo termine. Essa è estremamente dolorosa e pu˜ causare delle infezioni e anche la morte, come pure difficoltà nel parto e una maggiore suscettibilità a contrarre il virus dell’HIV/AIDS. Questa pratica riflette un predominante consenso sociale sul fatto che la verginità di ragazze e donne debba essere preservata fino al matrimonio e sul fatto che la loro sessualità debba essere controllata. In queste culture gli uomini spesso non sposano donne o ragazze non circoncise che essi considerano “impure” e “sessualmente permissive”.

 Le iniziative contro la FGM attuate dopo la Conferenza di Pechino comprendono:

  •  Nel Settembre 1997, come parte di una campagna d’opinione internazionale, l’UNFPA ha nominato Waris Dirie, un’attivista e top model, sua Ambasciatrice Speciale per l’Eliminazione delle Mutilazioni dell’Apparato Genitale Femminile.
  • L’Organizzazione Mondiale della sanità ha sviluppato dei materiali per la formazione e svolto dei seminari per aumentare la consapevolezza fra le balie e le levatrici della regione africana e del Mediterraneo occidentale, nel tentativo di sollecitare un loro attivo coinvolgimento in qualità di attive sostenitrici della lotta alla FGM.
  • La Tanzania è una delle dieci nazioni nelle quali la mutilazione dell’apparato genitale femminile viene largamente praticata, ad avere promulgato delle leggi che rendono illegale questa pratica. Le sanzioni comprendono multe e imprigionamento. Gli altri nove paesi sono il Burkina Faso, la Repubblica Centro Africana, Gibuti, il Ghana, la Guinea, il Senegal, il Togo, la Costa d’Avorio e l’Egitto.
  • Nazioni quali l’Australia, il Canada, la Nuova Zelanda, il Regno Unito e gli Stati Uniti d’America, nelle quali vivono delle popolazioni immigrate che praticano questo rituale, hanno tutte approvato degli statuti che cercano di eliminare il fenomeno.
  • La Nigeria ha istituito dei centri di cura con aule ad anfiteatro per le fistole vescico-vaginali per fornire assistenza alle donne sposate in giovane età che sono state sottoposte a mutilazioni dell’apparato genitale.

Questo documento informativo si basa sul testo “Review and Appraisal of the Implementation of the Beijing Platform for Action: Report of the Secretary-General” (E/CN.6/2000/PC/2).

Pubblicato dal Dipartimento Pubblica Informazione delle Nazioni Unite
DPI/2035/D — Maggio 2000

Traduzione non ufficiale a cura del Centro di Informazione delle Nazioni Unite, Maggio 2000. 

*Tratto da www.onuitalia.it

Dal 15 marzo targhe alterne dalla circonvallazione al mare: la nuova ordinanza antismog è stata firmata ieri ma partirà tra due settimane, il tempo che serve all´Amat per montare i nuovi cartelli con l´ultima versione del provvedimento.

La limitazione alla circolazione sarà in vigore dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20 e riguarderà le macchine euro 0, euro 1, euro 2 ed euro 3. Il provvedimento non abbraccia tutta la città ma quasi: restano escluse tutte le strade a monte della circonvallazione, ma anche le borgate di Mondello e Sferracavallo. Saranno libere anche le vie d´accesso per raggiungere i principali parcheggi cittadini, nel tentativo di riuscire a incentivarne l´utilizzo: si potranno raggiungere i parcheggi Giotto, Francia e Belgio ma anche Emiri e Basile, questi ultimi realizzati con fondi europei e rimasti desolatamente vuoti.

L’intero movimento giovanile dell’UDC Siciliana si stringe attorno all’avv. Enzo Fragalà in questo momento di grandissima sofferenza umana. Rimaniamo attoniti di fronte ad un così grave atto di violenza che nulla ha a che fare con la parte migliore di Palermo, quella fatta di gente perbene, onesta, civile, quella che odia ogni forma di prevaricazione, fisica e morale, e diciamo NO a qualsiasi tipo di violenza, sia quando agisce in solitaria sia quando colpisce in maniera organizzata.
Auguriamo all’avv. Enzo Fragalà una totale guarigione e speriamo possa quanto prima ritornare al suo grande impegno civile per il bene della città di Palermo.

VALERIO BARRALE – Coordinatore regionale Giovani UDC Sicilia

Pubblicato da: valeriobarrale | 16 febbraio 2010

Addio Giorgio…

Giorgio Li Bassi, il ruvido poeta di Palermo, è morto. Aveva 65 anni. L’ictus di domenica gli è stato fatale. Era ricoverato alla rianimazione di Villa Sofia. Giorgio Li Bassi apparteneva alla meravigliosa razza famelica degli attori e dei teatranti palermitani di strada: una corporazione che sa coltivare, tra le sue maschere, un rancore tenace e indistruttibile, prima del sincero e affettuoso ricongiungimento, quando conta davvero. Si amano come si odiano gelosamente, nel pettegolezzo e nell’addio.
Giorgio Li Bassi era un poeta. Una tenera creatura di cielo e di stelle. Noi lo abbiamo sempre scambiato per il cantore della terra, per il comico dalla risata greve, per colui che pure nelle ottime cose che faceva non perdeva mai l’impronta verace, il tono sgrammaticato, la veste del palermitano plebeo. Ma in questo rovistare nel cuore fangoso e commediante della sua Palermo, con un sorriso popolano e rude, c’era un’innocenza da ragazzino. C’era l’anima bianca di chi ha sentito per la prima volta in faccia lo scirocco, o uno spruzzo di mare. C’era il bambino che sta sognando tutte le possibilità e le rotte del volo enumerate dall’infanzia. Perciò questa morte, il commiato del poeta di Palermo, possiede una scaglia di luce che ci consola. Risuona lieve,  come la risacca della vita che deve ancora iniziare.

“L’ipotesi di individuare i siti che dovranno accogliere le costruende centrali nucleari prescindendo dal parere negativo reso dalla Regione Siciliana e dagli enti locali interessati – dichiara Valerio Barrale, coordinatore Regionale Giovani UDC Sicilia – è quantomeno deplorevole. La conferenza Stato-Regioni aveva raccolto il consenso di sole tre regioni su venti. Regioni come la Sicilia, fortemente penalizzata dalla sua appartenenza gratuita alla filiera della produzione energetica in Italia, non possono essere ancora una volta “violentate” dal governo centrale con decreti ad hoc. Se una centrale deve sorgere sul territorio siciliano – conclude Valerio Barrale -, che sorga per volere dei siciliani. Se manca tale consenso, nessuno ha il diritto di imporre la realizzazione di un impianto.”

“Proporre sgravi fiscali o altre agevolazioni di vario genere ai comuni in cui ricadono i territori interessati dalle installazioni – dichiara Francesco Ruggieri, Responsabile Regionale Ambiente e Territorio dei Giovani UDC – è sintomo di meschinità politica. I comuni limitrofi, ugualmente interessati nell’affaire tranne che per aspetti catastali, sono coinvolti in ugual misura per qualsiasi aspetto riguardante l’installazione di un impianto nucleare nelle vicinanze. Dunque, rimane dimostrata l’importanza dell’interesse sociale ancorché scientifico di una proposta del genere. Auspichiamo – conclude Francesco Ruggieri – che tematiche di così grande importanza e larghissimo interesse sociale vengano risolte non a colpi di decreti calati dall’alto ma con un maggiore coinvolgimento delle comunità locali per raggiungere il giusto equilibrio tra interessi nazionali e interesse del territorio.”

Il Dipartimento agricoltura del movimento giovanile dell’UDC siciliano rende noto che il 10 febbraio 2010 è stato votato ed approvato in Parlamento un emendamento al Disegno di legge “disposizioni per il rafforzamento della competitività del settore agroalimentare” presentato dal deputato e capogruppo dell’UDC in commissione agricoltura On. Giuseppe Ruvolo .

“Grazie all’approvazione di questo emendamento – dichiara Vincenzo Calì, responsabile regionale del dipartimento- si avrà uno stanziamento di 25 milioni di euro a favore dell’imprenditoria giovanile che favorirà il ricambio generazionale e lo sviluppo delle imprese agricole dei giovani, in particolare dell’imprenditoria femminile. Allo stato attuale il settore primario italiano è in forte crisi, sono 19.000 le aziende che hanno chiuso solo nell’ultimo anno. E’ sconcertante la continua indifferenza delle istituzioni a tale problema che ha coinvolto tutta la penisola, e che in regioni come la Sicilia, la Calabria, la Campania, sta sconvolgendo l’intera economia regionale, per tanto tali agevolazioni offriranno delle reali possibilità a tutti quegli imprenditori che decideranno di non arrendersi alla crisi .

“Siamo soddisfatti dell’operato del gruppo parlamentare del nostro partito – dichiara il coordinatore regionale dei giovani dell’UDC, Valerio Barrale – che ancora una volta dimostra di essere vicino ai reali problemi degli italiani. In questo caso l’antimeridionalismo del Ministro Zaia voleva colpire gli imprenditori agricoli che giornalmente si vedono scippati di quei fondi originariamente stanziati per le imprese agricole del sud, invece poi generosamente elargiti a quelle padane. Siamo orgogliosi per l’operosità dell’on. Ruvolo, come sempre in prima linea e sempre pronto a battersi per la risoluzione dei problemi cha attanagliano il settore agricolo e lo ringraziamo esortandolo più che mai a continuare nel suo grande impegno parlamentare.”

Valerio Barrale – Coordinatore Regionale Giovani UDC
Vincenzo Calì – Reponsabile regionale Agricoltura

Pubblicato da: valeriobarrale | 10 febbraio 2010

Domenica 14 stop a tutte le auto. Per un giorno Palermo respira!

E’ ufficiale: la prossima domenica, nell’arco di orario 10-18 scatterà il blocco totale per le auto e i motocicli in tutta la città. Un provvedimento dell’amministrazione per contrastrare lo smog.

Sarà vietato circolare anche per le auto euro4, escluse dai precedenti provvedimenti.

L’area off limits è delimitata dagli assi crispi-montepellegrino, foro italico- messinamarine e l’intero tratto del viale Reg. Siciliana.

L’Amat dovrebbe potenziare le corse in questa occasione, così come i vigili dovranno garantire controlli in tutto i ltessuto urbano.

E’ cominciato l’8 febbraio, nella zona di via Belgio la “raccolta differenziata porta a porta spinta” a Palermo. Il Conai assieme ai volontari dell’Università degli Studi di Palermo, ha completato l’opera di informazione e la distribuzione dei Kit ai 15 mila cittadini residenti nelle vie: Belgio; Praga; Ausonia; Briuccia (tr. Strasburgo – Ausonia); Largo Val di Mazara; via Valderice;viale de Gasperi; P.le De Gasperi;via Versilia; via Restivo (tr. De Gasperi – Marche);via Terrasi; via Nebrodi (tr. Belgio – Sardegna); via Monte Cuccio; via Sardegna; via Dalmazia; via Marche; viale Strasburgo (tr. Belgio – De Gasperi); viale Croce Rossa (tr. De Gasperi – Emilia); via Valdemone;via Lilibeo; via Trinacria; largo Trinacria; via Val Platani;via Lo Bianco;via Val Di Mazara;via dei Peloritani; via Abruzzi (tr. Francese – Marche); via Monti Iblei (tr. Belgio – Sardegna); via Madonie; via Val Paradiso; Piazza Europa; via Reina; via Liguria (tr. De Gasperi – Emilia) che saranno protagonisti del primo step sperimentale del progetto di raccolta differenziata «Palermo differenzia» del ministero dell’Ambiente e dal Conai, in base ad un protocollo di intesa con prefettura, Comune e Amia. Successivamente, il progetto si estenderà, nell’ottava circoscrizione, su un’area di circa 130 mila abitanti, abbracciando i quartieri Politeama, Libertà, Montepellegrino, Malaspina –Palagonia, zona Area Portuale, viale Regione Siciliana Nord Ovest ed infine, parte del centro storico.
«L’Azienda, spiega – il direttore dell’Amia Pasquale Fradella – ha già assegnato il personale per questo nuovo servizio che partirà a febbraio. Dopo la campagna di sensibilizzazione e di informazione portata avanti tramite anche degli opuscoli informativi per spiegare le giuste modalità di conferimento e le consegne dei Kit di attrezzature – contina Fradella – bisognerà che anche i cittadini facciano la loro parte. Gli uffici comunali stanno procedendo all’emissione di apposita Ordinanza Sindacale che stabilirà regole e sanzioni per chi non rispetterà le modalità di conferimento. È una grande sfida di senso civico ma la raccolta differenziata è ormai il nostro futuro». L’obiettivo è di ridurre al 30% – 40% la quota di scarti conferita dai cittadini nei cassonetti e quindi, una riduzione di costi di conferimento in discarica e una gestione dei rifiuti ecosostenibili.
Pubblicato da: valeriobarrale | 6 febbraio 2010

Nasce a Caltagirone l’Ufficio Politico Regionale dei Giovani UDC Sicilia

In seno al Movimento giovanile UDC siciliano è stato costituito l’ufficio politico regionale, che si è riunito per la prima volta, simbolicamente e idealmente, a Caltagirone, patria di Don Luigi Sturzo. “L’Ufficio Politico Regionale completa quella fase di strutturazione del movimento giovanile siciliano iniziata con l’Assemblea Regionale dell’8 novembre scorso e si va ad affiancare ai coordinatori delle nove province siciliane. Si tratta di una struttura che affronterà i più diversi temi della politica – è il commento di Valerio Barrale, coordinatore regionale Giovani UDC – e che rappresenterà il riferimento politico per tutti i giovani del partito in Sicilia. L’organismo, che avrà il compito di tracciare la linea politica dei giovani UDC della Sicilia, si riunirà periodicamente nelle varie province siciliane e oltre a discutere dei vari temi politici, economici e sociali, elaborerà proposte, idee e suggerimenti in un confronto costante con gli amministratori degli enti locali e con la deputazione del partito”. A Caltagirone era presente anche Giovanni Lo Franco, responsabile nazionale dell’organizzativo dei giovani UDC, che dichiara “non posso fare a meno di manifestare la soddisfazione dei vertici nazionali del partito giovanile per il lavoro svolto fino ad oggi in Sicilia. Si è messa in moto una struttura solida in ogni sua componente e brillante in ogni sua iniziativa e auspico a breve il coinvolgimento di altri giovani Siciliani, che potranno rendere questo giovanile sempre più protagonista della vita sociale della nostra amata Sicilia.”
Ad oggi sono 14 i membri dell’ufficio politico regionale Giovani UDC che risulta composto, oltre che dal suo coordinatore Valerio Barrale, anche da Giuseppe Piazzese (PA, Enti Locali), Francesco Ruggieri (PA, Ambiente e Territorio), Salvatore Boccellato (PA, Sanità), Vittorio Sposito (PA, Università e Beni Culturali), Carlo Ferreri (TP, Giustizia), Giovanni Cottone (AG, Organizzazione), Marco Cavallaro (AG, Rapporti con associazioni e movimenti), Vincenzo Calì (EN, Agricoltura), Ivan Vanin (CT, Politiche Sociali), Marco Emmanuele (CT, Volontariato e Solidarietà sociale), Alessandra Ascia (CL, Politiche del Lavoro) Nanni Terranova (RG, Attività Produttive), Sebastiano Bandiera (SR, Infrastrutture, Trasporti e Casa).
“Anche in Sicilia l’UDC – commenta l’on Saverio Romano, Responsabile nazionale Organizzazione e segretario del partito a livello regionale – può contare su moltissimi giovani animati da una sana passione politica e dal desiderio di poter incidere sulle scelte del futuro. Per la prima volta viene costituito un ufficio politico giovanile UDC rappresentativo di tutto il territorio, che si apre alla società e che si farà interlocutore naturale e responsabile per tutti coloro che si riconoscono nei valori etici e politici dell’UDC. A tutti i suoi componenti il mio più sincero augurio di buon lavoro”.

Pubblicato da: valeriobarrale | 1 febbraio 2010

Barrale (UDC): “Salviamo Salvatore Crisafulli dall’eutanasia.”

E’ assurdo che un’enorme testimonianza di vita come quella di Salvatore Crisafulli e della sua famiglia, debba essere portata all’esasperazione dall’assenza delle istituzioni. Il viaggio della morte in Belgio che la famiglia starebbe programmando non è altro che l’epilogo di uno stato di abbandono che paziente e famiglia vivono troppe volte in Italia.
Non può il diritto di morire diventare la nuova frontiera dei diritti umani e per questo facciamo appello al governo nazionale, al governo regionale e all’istituzione Chiesa, affinché il sacrosanto diritto ad una vita dignitosa, sempre difeso a gran voce dalla famiglia Crisafulli, venga anche nei fatti garantito.
Come movimento giovanile di un partito da sempre schierato dalla parte della difesa della vita, vigileremo costantemente affinché un nuovo caso Englaro non abbia a ripetersi e per questo ci riserviamo di valutare, passo dopo passo, le iniziative politiche da intraprendere.

Valerio Barrale – Coordinatore regionale Giovani UDC Sicilia

Pubblicato da: valeriobarrale | 28 gennaio 2010

Crisi FIAT: cosa dovrebbe fare il governo?

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